
Cahora Bassa
Lago e diga a Tete e Cahora Bassa
Immagine principale: diga di Cahora Bassa — EmjayE2 su Wikipedia in inglese, pubblico dominio, via Wikimedia Commons.
Cahora Bassa è la diga con il relativo lago sul fiume Zambesi, a monte di Tete, uno dei più grandi laghi artificiali dell’Africa.
Songo, accanto alla diga, è la base abituale, e il lago è noto per le uscite di pesca.
Cahora Bassa in breve
- Regione
- Tete e Cahora Bassa
- Tipo
- Lago e diga
- Porta d’accesso regionale
- Aeroporto di Tete (TET); Songo
Come arrivare
La diga si trova circa 150 chilometri a monte di Tete, lungo una strada asfaltata ma a tratti dissestata, e la base più vicina per la visita è Songo, una cittadina costruita appositamente per ospitare gli ingegneri e i lavoratori del progetto idroelettrico originario. Songo ha una pista d’atterraggio usata soprattutto per voli di servizio e charter legati al gestore della diga, per cui la maggior parte dei viaggiatori indipendenti arriva comunque via terra passando per Tete.
Da Tete il percorso segue la N7 prima di imboccare una strada secondaria che sale tra le colline verso Songo, un tragitto che richiede di solito da due a tre ore a seconda delle condizioni dell’ultimo tratto. Chi viaggia in auto in autonomia dovrebbe portare carburante e acqua extra, perché lasciata la strada principale i servizi si fanno scarsi.
Poiché il sito è un’infrastruttura nazionale in funzione oltre che un’attrazione turistica, le visite al muro della diga vanno di norma organizzate in anticipo, tramite un tour operator o direttamente con l’ente gestore della diga, invece di presentarsi senza preavviso.
Cosa vedere e cosa fare
Il muro della diga, una struttura ad arco costruita attraverso una stretta gola dello Zambesi, è un’opera d’ingegneria impressionante da vedere da vicino, e le visite organizzate includono talvolta uno sguardo all’interno della centrale elettrica sotterranea scavata nella roccia. Completata negli anni Settanta, durante gli ultimi anni del dominio coloniale portoghese, resta uno dei più grandi impianti idroelettrici dell’Africa e fornisce ancora una quota significativa dell’elettricità esportata in Sudafrica.

Oltre il muro della diga si estende uno dei bacini più grandi del continente, lungo più di 200 chilometri a monte, noto tra i visitatori soprattutto per la pesca al pesce tigre, che attira pescatori da tutta la regione. Le gite in barca sul lago sono anche un modo semplice per ammirare lo spettacolare paesaggio della gola senza bisogno di alcuna attrezzatura da pesca.
Oltre al pesce tigre, i pescatori sul lago puntano anche al vundu, una delle più grandi specie di pesce gatto d’acqua dolce della regione, e lungo le rive vivono popolazioni consistenti di coccodrilli e ippopotami, per cui è sconsigliato nuotare o camminare nell’acqua vicino alla riva. Anche l’avifauna intorno alle baie più tranquille può dare soddisfazioni, con le aquile pescatrici quasi sempre presenti sopra l’acqua.
Storia e importanza
La costruzione iniziò alla fine degli anni Sessanta sotto l’amministrazione coloniale portoghese e proseguì durante gli ultimi anni della guerra d’indipendenza, quando la posizione remota della gola rese il progetto un bersaglio dei tentativi di sabotaggio da parte dei combattenti indipendentisti. La diga fu completata e il bacino iniziò a riempirsi nel 1974, pochi mesi prima dell’indipendenza del Mozambico, lasciando in eredità al nuovo governo un’enorme infrastruttura costruita in circostanze politiche molto diverse.
Per decenni la proprietà rimase in maggioranza al Portogallo in base all’accordo di concessione originario, un persistente motivo di attrito tra i due paesi, vista l’importanza centrale della diga per l’approvvigionamento elettrico e le entrate da esportazione del Mozambico. Il Mozambico acquisì infine una quota di maggioranza nel 2007, un accordo ampiamente considerato all’epoca una tappa fondamentale per la sovranità economica del paese.
Il funzionamento della diga ha cambiato in modo permanente il ritmo dello Zambesi a valle, sostituendo le piene stagionali naturali del fiume con rilasci più controllati, regolati in base alla domanda di energia e al livello del bacino. I ricercatori che studiano il delta dello Zambesi, diverse centinaia di chilometri più a valle vicino alla costa, hanno collegato questo cambiamento a trasformazioni dell’agricoltura nelle pianure alluvionali, dei cicli riproduttivi dei pesci e della salute delle mangrovie: un buon esempio di come un’unica infrastruttura di queste dimensioni possa ridisegnare un intero sistema fluviale.
Per volume d’acqua, Cahora Bassa è tra i bacini più grandi dell’Africa: trattiene un lago che a pieno livello copre circa 2.700 chilometri quadrati, una superficie paragonabile a quella di alcuni piccoli paesi.
La diga resta centrale per il ruolo del Mozambico nel Southern African Power Pool, la rete elettrica regionale che collega diversi paesi, e da tempo si parla di una seconda diga più a valle, a Mphanda Nkuwa, per aumentare la capacità di produzione, anche se il progetto avanza lentamente tra anni di pianificazione e trattative sul finanziamento.
Localmente il nome viene spesso spiegato come qualcosa di simile a “il lavoro è finito” o “dove finisce il lavoro”, un riferimento al fatto che questo tratto di rapide e gole segnava storicamente il limite della navigazione sullo Zambesi risalendo dalla costa, molto prima che esistesse qualsiasi diga. I primi mercanti fluviali che riuscivano ad arrivare fin qui in barca non potevano proseguire oltre, e il luogo è stato così una barriera naturale per secoli prima di diventare un progetto d’ingegneria.
Insieme al lago Kariba, più a monte sullo Zambesi, al confine tra Zambia e Zimbabwe, Cahora Bassa forma uno dei due enormi bacini artificiali che, insieme, trattengono una quota sproporzionata dell’intera portata del fiume: un intervento ingegneristico su un unico sistema fluviale di una portata rara in qualsiasi parte del mondo.
Il muro della diga si innalza per circa 170 metri sopra le fondamenta e la centrale elettrica sotterranea fu progettata per raggiungere una capacità di oltre 2.000 megawatt: cifre straordinarie per un’opera completata negli anni Settanta e tuttora considerevoli sotto ogni punto di vista.
Dove alloggiare
Le possibilità di alloggio sono limitate e si concentrano a Songo e dintorni, dalle guesthouse semplici a una manciata di lodge nati appositamente per le battute di pesca sul lago. Le strutture sono in genere modeste più che lussuose, a riprova delle origini del luogo come villaggio aziendale e non come località di villeggiatura.
Conviene prenotare in anticipo, soprattutto nei mesi migliori per la pesca, perché i pochi posti letto della zona possono esaurirsi in fretta con l’arrivo dei gruppi di pescatori.
Periodo migliore per visitarla
La stagione secca e più fresca, all’incirca da aprile a settembre, è in genere il periodo più piacevole per la visita: si evitano sia il caldo intenso che precede le piogge sia il rischio di forti acquazzoni che compromettano l’accesso stradale da Tete. Questo periodo tende inoltre a coincidere con buone condizioni di pesca sul lago.
La stagione delle piogge, più o meno da novembre a marzo, può rendere più difficile la strada d’accesso e talvolta comporta rilasci d’acqua consistenti dalla diga, che influiscono sulle condizioni del fiume e sull’andamento delle piene fino a grande distanza a valle.
Approfondite su Wikipedia.
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